Archi-clima – equilibrio tra estetica e funzionalità

Archi-clima – equilibrio tra estetica e funzionalità

Less is more”. Con questa celebre frase Mies van der Rohe, maestro del Modernismo e uno dei principali esponenti del Purismo, intendeva spogliare l’architettura di ornamenti superflui, esaltandone la semplicità funzionale ed ancorandola all’assoluta razionalizzazione degli elementi. Ed è questa la matrice a cui oggi fanno riferimento molteplici campi, perseguendo obiettivi differenti ma basandosi su un caposaldo della filosofia universale: “Meno è di più”, dunque effettuare una sottrazione sapiente conferisce al progetto (in senso lato) un miglioramento, sia che si tratti di puro equilibrio tra estetica e funzionalità o di ridurre l’impatto ambientale causato da elementi in eccesso, immessi in natura dall’uomo come conseguenza di un forte incremento dello sviluppo industriale.

Così la XXI Conferenza delle Parti (COP21), incontro mondiale ormai arrivato alla sua conclusione (Parigi 30 novembre – 11dicembre), in cui le Nazioni Unite sono chiamate a discutere ed affrontare i problematici effetti dei mutamenti climatici causati dall’influenza umana sul nostro Pianeta, fa riaffiorare questo tema: eccessive le emissioni del gas serra, della CO2 con conseguente aumento della temperatura superficiale terrestre.

In tal modo l’architettura ed il design si protraggono verso un futuro di ricerca e sviluppo in termini di efficienza energetica, di sostenibilità ambientale, di rispetto nei confronti della natura e conseguentemente dell’uomo. In questo ambito, i temi trattati sono innumerevoli, come altrettante sono le strade possibili da percorrere all’interno di questo frangente per salvaguardare la natura, ne sono un esempio la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente o una tabula rasa da cui partire, facendo attenzione al continuo dialogo tra geometria e natura, all’integrazione con l’ambiente circostante o all’intima connessione tra elemento artificiale e quello naturale. In questa cornice si inseriscono perfettamente due tipologie di architetture differenti per periodo storico, per destinazione d’uso e per intento progettuale: la casa sulla cascata di F.L.Wright e la High Line di New York. La prima, immagine di un’architettura passata, datata 1939, malgrado i suoi 76 anni, risulta essere ancor oggi un esempio di perfetta preservazione e integrazione con l’ambiente circostante grazie all’impiego di materiali del luogo che creano una indiscussa continuità tra interno ed esterno. La seconda basata sullo sfruttamento delle risorse preesistenti, è la riqualificazione in parco urbano, di una sezione in disuso di una ferroviaria sopraelevata. Una promenade verde lunga 2,3 km, in cui gli elementi industriali preesistenti sono perfettamente integrati con il paesaggio faunistico creato dal nuovo progetto.

Nell’ambito dei cambiamenti climatici, studi recenti hanno dato origine a progetti dalle interessanti caratteristiche avveniristiche in cui il mutamento delle forme dell’edificio, grazie allo sviluppo di “materiali a memoria di forma”, è alla base del progetto. Ne è un esempio il prototipo “translated geometries” sviluppato da un gruppo di quattro studenti dell’Institute for Advanced Architecture of Catalonia, in grado di modificare la propria forma al variare della temperatura climatica.

Dunque architettura e design affrontano temi come ecosostenibilità, architettura organica, ed eco-design seguendo un principio di equilibrio tra estetica e sostenibilità ambientale… numerose sfaccettature di un’unica tessera, che hanno come obiettivo comune lo sviluppo, perseverante e determinato, di soluzioni inedite disciplinate dalla salvaguardia dell’ambiente attraverso linee guida responsabili ma sempre creative.

Dott.sa arch. Valentina Giuliano



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